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ADUC, indaga sulla Tassa Canone Rai - news originale

ADUC, indaga sulla Tassa Canone Rai

Condividi:         dany 4 09 Marzo 07 @ 07:30 am

ADUC, indaga sulla Tassa Canone Rai

È partita una petizione per l'abolizione del canone della Rai indetta dalla ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori).

La normativa fa riferimento ad un «Regio decreto legge n. 46 del 1938» e riferisce che il pagamento è dovuto a chiunque detenga un "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni".

Ora ci domandiamo: ma quali sono questi apparecchi? Ebbene oltre all'ovvio e conosciuto apparecchio televisivo sono inclusi anche:
apparecchi elettronici provvisti di schermo, dalla videocamera al videocitofono, dal computer all'ipod, dal videofonino al monitor anche quando sprovvisto di computer, in quanto tutti adattabili alla ricezione di programmi tv.

Dall'indagine condotta dalla Aduc emerge che anche tra gli operatori Rai, vi è un po' di confusione su quali siano questi apparecchi, tant'è che per alcuni operatori il canone/tassa è dovuto solo se si è in possesso di un televisore, di un computer (anche senza scheda tv e connessione Internet) o di un videoregistratore. Per altri operatori, la tassa deve pagarla anche chi detiene solo uno dei seguenti apparecchi: registratore dvd, videofonino, tvfonino, ipod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a sé stante (senza computer annesso), videocitofono, modem, decoder, videocamera, alcuni tipi di macchina fotografica digitale. Tutti questi apparecchi, riferiscono gli operatori della Rai, sono infatti "adattabili" alla ricezione dei programmi tv.

La petizione la trovate qui



4 commenti a "ADUC, indaga sulla Tassa Canone Rai":
carla carla il 12 Marzo 07 @ 20:33 pm

E' una serie di schede fatte moltro bene.
Sono utilissime e ci aiutano a difenderci dalle prepotenze di questo faraonico Ente.
Per questo Vi ringrazio.

La RAI TV è piena di colpe gravi.
Notoriamente è una azienda lottizzata, quindi è di parte. Pertanto i suoi prodotti sono faziosi, pilotati, oltre che frivoli, spreconi, diseducativi e disinformatori.
Essa, evidentemente, non svolge più in modo corretto ed autorevole il servizio pubblico per il quale era stata istituita circa 70 anni fa.

Per tutte questi ragioni non ritengo giusto pretendere venga finanziata anche da chi dissente dalla sua linea editoriale e che per questo motivo non la guarda mai.

A finanziarla provvedano i suoi "padroni" ed i suoi affezionati utenti individuabili, se necessario, tramite un apposito decodificatore.
Carla

Tycho Tycho il 14 Marzo 07 @ 10:55 am

Che le colpe della Rai ci siano e siano sotto gli occhi di tutti, è innegabile. Schiava della politica, presenta ogni sorte di disinformazione, o "informazione guidata" che dir si voglia; come ente statale, presenta tutti gli sprechi del caso.
Vorrei però spezzare una lancia a suo favore: non tutti i programmi della Rai sono da buttare, secondo me alcuni programmi di carattere sociale e culturale (tipo: programmi per consumatori, programmi di viaggi, documentari su storia e geografia senza fare titoli) sono ben fatti e piacevoli.

Ritengo comunque ingiusto che il canone vada a favorire la Rai nel confronto dell'audience con le tv private, che devono alimentarsi solamente con la pubblicità.

Aboliamo il canone e teniamo la pubblicità, oppure aboliamo la pubblicita *TUTTA* e teniamo il canone.
(io propendo per la prima ipotesi, tanto esiste il telecomando...)

Tycho

Perez Perez il 12 Luglio 08 @ 22:50 pm

Non ho capito molto bene... allora per cosa si deve pagare il canone?

Andrea Andrea il 06 Ottobre 09 @ 20:23 pm

è disarmante quanto gli italiani parlino di ciò che non conoscono.
a seguito del canone la societa che ne usufruisce, in questo caso la rai, ha degli obblighi:
una sede o un centro di produzione per ogni regione, due per il trentino la val d'aosta e il friuli (per i telegiornali bilingue). limiti alla raccolta publicitaria in termini quantitativi (tetto alla publicità) e qualitativi (limiti alla publicità di alcolici, preservativi ecc. o che coinvolgono minori), obbligo di copertura del territorio, obbligo di condividere gratuitamentegli studi tecnologici (tv a colori, televideo stereofonia, satellite digitale terrestre ecc.). questo si traduce in un numero di dipendenti più elevato e dei costi di gestione enormi che vanno a beneficio dei cosiddetti privati. Come può una società essere messa a paragone con chi non deve subire questi obblighi e questi limiti?

Andrea

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