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L'Open Source non ha bisogno di stendere ponti... è un ponte per natura - news originale

L'Open Source non ha bisogno di stendere ponti... è un ponte per natura

Condividi:         Alessandra Christille 6 01 Giugno 07 @ 05:00 am

L'Open Source non ha bisogno di stendere ponti... è un ponte per natura

Vi ricordate la news del 15 maggio scorso in cui si annunciava che Brad Smith, responsabile degli affari legali di Microsoft, nel corso di un'intervista a Fortune accusava il mondo GNU/Linux di aver violato 235 brevetti software? E successivamente l'altra intervista di CNNMoney.com a due consulenti legali di Microsoft?

Molte le reazioni seguite alla dichiarazione tra le quali spicca la risposta di Linus Torvalds:

"Sicuramente Microsoft infrange più brevetti di Linux. Se il codice sorgente di Windows venisse sottoposto ad una attenta analisi il risultato sarebbe sicuramente quello che Microsoft sta violando molti brevetti di altre società. La maggior parte della teoria che riguarda le basi della progettazione dei sistemi operativi è stata creata alla fine degli anni '60. IBM, molto probabilmente, detiene il maggior numero di brevetti a riguardo, sicuramente molto più fondamentali e importanti di questi. Microsoft dovrebbe dirci quali brevetti pensa siano stati da noi violati così da lasciarci la possibilità di porre rimedio ad eventuali violazioni. Dando htun nome a tutti questi brevetti sarà possibile chiarire la situazione e magari rispondere dimostrando che GNU/Linux ne viola soli alcuni, e non tutti, oppure potremo evitare il tutto riscrivendo più parti di codice."

"Una volta risolta la questione, cioè quando avranno dato un nome a tutti i brevetti sotto accusa, potranno ritenersi molto più soddisfatti di aver portato a termine una buona campagna di FUD piuttosto che aver intrapreso una nuova causa legale."


Al riguardo, ma non solo, troviamo interessante rivolgere una decina di domande al GroLUG di Grosseto, un gruppo di appassionati di informatica di Grosseto e provincia.

In collaborazione con Data Manager Online nelle vesti del Direttore Loris Bellè, eccovi l'intervista.

Buona lettura!




1. 42 violazioni sono nel kernel e 65 sono in componenti di Linux, 45 legate a OpenOffice.org e 83 registrate in altri prodotti open source... i conti tornano?

Non sapremmo dire di preciso, perché contarli è una cosa che possono fare solo loro. Anche posto di vivere in un Paese come gli Stati Uniti dove i brevetti sul software valgono, è buona norma NON controllare mai se un proprio prodotto ne infrange qualcuno perché altrimenti se denunciati aggraverebbe la situazione in sede giudiziaria. E quindi nessuno si mette né a controllare né tantomeno a contare.

In sostanza è cura dell'accusa dire per quali, più che quanti, brevetti lamenta lo sfruttamento indebito. Da notare che i "brevetti software" non sono basati tanto sul codice scritto, come uno potrebbe pensare, bensì sulle IDEE. Sono state depositate centinaia di migliaia di vere e proprie idee, tipo il tasto per comprare su un sito con un clic, le linguette in alto a mo' di schedario, l'icona che col suo movimento trasmette il concetto di un'azione nel suo svolgimento. Sembra incredibile ma sono tutti brevettati, e in qualsiasi modo vengano fatti chi li ha depositati per primo può reclamare dei soldi da chiunque li implementi.

Per capirci, è come se fosse brevettata la frase “il nome della rosa” e chiunque la scriva o utilizzi a qualsiasi titolo debba pagare a Eco (o chi per lui), oppure un giro di accordi e allora tutti coloro che lo inseriscono nelle proprie canzoni debbano pagare a chi l'ha per così dire inventato e registrato.

Sembra incredibile appunto, ma i brevetti software non sono né più né meno di questo, Pensate che c'è gente che si ingegna a brevettare idee anche strampalate, senza prendersi il disturbo di realizzarle, e aspetta al varco chiunque ci riesca per chiedergli il risarcimento. Succede davvero!

Adesso forse vi è più chiaro lo sgomento e l'incredulità nel mondo Open a sentire certi discorsi.


2. Più della metà tra società e multinazionali americane impiega Linux per la gestione dei propri server. Le scottanti dichiarazioni di Microsoft fanno quindi pensare ad un tentativo di intimorire le grandi società che pur di non inguaiarsi in cause legali emigrerebbero ai sistemi di casa Redmond. Ad oggi è noto che l'intenzione, per ora, di avviare una causa legale non c'è. Nel caso invece si possa comunque verificare in futuro la Linux Foundation si dice pronta a difendere i propri utenti. Voi cosa ne pensate? Meglio stare allerta?

Per gli utenti finali le preoccupazioni non sono così pressanti, l'obiettivo non dichiarato non siamo noi quanto le aziende. Secondo molti è nei loro piani di spingere altre ditte a fare accordi che li mettano al riparo da eventuali cause legali, come ha già fatto Novell e ora pare anche Dell. Una sorta di assicurazione a pagamento, se vogliamo un tentativo per prendere dei soldi anche da chi usa un Software libero come Linux, ma qui i conti non tornano.

Ricordiamoci anche che Microsoft non è l'unica a detenere brevetti software: l'anno scorso IBM e Sun Microsystem hanno concesso in uso gratuito alla comunità open centinaia dei loro, e proprio in questi giorni Novell vuole fare altrettanto e promette di usarli per difendere il Software libero contro simili attacchi. Senza contare tutti quelli posseduti dai membri di Linux Foundation, pronti per lo stesso scopo. È infatti uso tra questi giganti di tenersi nel cassetto centinaia di potenziali cause esclusivamente come difesa per non farsi attaccare o per rispondere con la stessa arma.


3. Faccia a faccia: Bill Hilf (General Manager della Platform Strategy e Director progetti Open Source Microsoft) afferma, e GroLUG risponde.

Bill: "La nostra strategia aziendale è sempre stata quella di concedere in licenza le nostre proprietà intellettuali piuttosto che intentare cause."
GroLUG: "Siamo lieti di sentirlo visto che ciò non era esattamente il tono e il senso delle parole espressi dal vostro vice presidente Ballmer qualche giorno fa. Comunque rimaniamo in attesa di sapere nello specifico cosa chiedete alla comunità dell'Open source."

Bill: "Se avessimo voluto passare alle vie di fatto lo avremmo fatto tre anni fa. Invece che litigare, Microsoft ha speso gli ultimi tre anni a costruire un ponte per le proprietà intellettuali che avvantaggiasse tutte le parti, incluso l'open source, e la risposta dei clienti è stata incredibilmente positiva. Il nostro obiettivo è continuare a stendere ponti".
GroLUG: "L'Open source non ha bisogno di stendere ponti perché data la libertà del codice è un ponte per natura, e i nostri utilizzatori sono centinaia di migliaia di entusiasti sparsi nel mondo, in costante crescita ogni giorno, incluse ditte di ogni dimensione e pubbliche amministrazioni. Vedremo quale ponte è più appetibile, se il vostro a pedaggio o il nostro libero e gratuito."

Bill: "Affinché questo problema possa essere appianato una volta per tutte, invito con forza le imprese commerciali ad acquisire in licenza le nostre proprietà intellettuali. Badate che non si tratta di invenzioni triviali, ma di un paio di centinaia di brevetti importanti".
GroLUG: "Io personalmente non mi azzarderei a spendere soldi a scatola chiusa per delle vaghe promesse di rivalsa, piuttosto aspetterei di sapere dove si incentra la contestazione e soprattutto se chi la lamenta ne ha effettivamente titolo. I brevetti in origine non furono pensati per essere pistole da puntare sulla massa, e questo uso intimidatorio fu provato da SCO qualche anno fa, ma non mi risulta abbia sortito grossi effetti. Invece le varie cause specifiche che piccole società come Eolas vi hanno intentato nel corso degli anni, sì. Chi di spada ferisce..."

Bill: "Personalmente credo che sia necessario parecchio lavoro per riformare l'attuale sistema dei brevetti software. Ma le attuali normative vanno pur sempre applicate".
GroLUG: "Mi trovo assolutamente d'accordo con questa necessità sentita di riformare, come del resto EFF e Novell. Premesso che è curioso che adesso ciò venga detto da una società che ne ha appena minacciato l'uso, in questo modo dimostrate che Shuttleworth, il patron di Ubuntu, non sbaglia quando afferma che in breve tempo voi ne diverrete i più acerrimi nemici, considerato che avete già ricevuto varie condanne e avete ancora diverse cause pendenti."


4. Sempre Bill Hilf, afferma che il movimento del software libero è morto, Linux incluso.
Riprendiamo parte del discorso riferito in questi giorni: "Ad oggi molte società forniscono e gestiscono una propria distribuzione. Parlo di Red Hat, Novell, SUSE o Mandriva. La maggior parte del lavoro di sviluppo del kernel è fatto proprio dai dipendenti di queste società insieme ad altri provenienti da società come IBM o Oracle. Questi ultimi sono dipendenti full time e stipendiati. Cosa significa tutto ciò? Significa semplicemente che il mondo del software libero è morto e che Linux non esiste più nel 2007. Esistono soltanto grandi e piccole società, che finanziano e supportano il suo sviluppo come IBM o Ubuntu".

E ancora: "Il fenomeno Linux non ha niente a che vedere con Linux stesso. Le sue fortune si sono accresciute solo grazie a software come Apache, MySQL e PHP. Essi sono una sorta di Visual Basic dell'open source."

Ed infine Bill confessa: "C'è un piccolo segreto. Quando parlo a sviluppatori di software libero almeno la metà parla di Windows".

Quanto ritenete ci sia di vero nelle parole del General Manager di Microsoft?


Sono punti di vista un po' distorti e di parte della questione e fanno leva, più che su fatti concreti, su credenze popolari da sfatare. La prima è che GNU/Linux sia fatto da una comunità di appassionati, che è vero per quanto riguarda molto software collaterale, ma sono ormai anni, se non da sempre, che lo sviluppo dei pezzi più importanti e critici è demandato a professionisti pagati o finanziato da importanti industrie del settore.

Se si fossero fermati al buon Linus Torvalds e ai suoi contatti online del 1991 per sviluppare il kernel Linux, sarebbero andati poco lontano. Ma è la filosofia di condivisione e il contorno di libertà che fanno la differenza, non tanto se chi scrive codice è pagato o meno. La comunità del Software libero si basa sugli alti valori che ci si respirano, non dai soldi spesi come in altre case di software, ed è per questo che fa tanta paura: perché non è acquistabile.

Il “fenomeno Linux” fatto citando solo Linux è un modo molto riduttivo di vedere la cosa, visto che Linux è solo il cuore del sistema operativo GNU/Linux, che è la base preferenziale di molti altri Software liberi. Quello di cui è giusto parlare è “fenomeno Software Libero” di cui Linux è un piccolo pezzo e il più rappresentativo. Forse a una ditta può dare fastidio che certi software funzionino anche sui propri sistemi come quelli citati, ma allora mettiamoci anche OpenOffice, Firefox, Thunderbird, The Gimp, NVU, Celestia... tutti concorrenti più o meno temibili di software proprietari, di cui si trova la versione per i principali sistemi operativi esistenti. Questo è il vero fenomeno Open source, che erode continuamente mercato al Closed source.

Per la sua “confessione”, non capisco bene cosa intenda con “parlare di Windows” ma visto che questi software funzionano anche su di esso, è normale che se ne parli. Bisogno vedere in che termini.


5. Visto il precedente di SCO di cui non si sa più nulla, viste le dichiarazioni di Microsoft che periodicamente vengono rilasciate e, guarda caso, proprio ora che Vista viene sponsorizzato, perchè non prenderli in contropiede avviando un'azione legale per obbligare Microsoft a dire quali sono le parti di codice incriminate confrontando poi i sorgenti di Windows e quelli del kernel Linux?

Effettivamente non sappiamo di preciso se una cosa del genere possa essere possibile. Non è esattamente come una notizia di reato che se viene fuori va portate in fondo, qui è loro facoltà fare causa o meno, e se hanno deciso di usarla come parte del lancio pubblicitario del loro ultimo sistema che stenta a decollare, anzi sappiamo che ci sono diversi rivenditori che non ne vogliono sapere di abbandonare il precedente, si capisce anche come sia loro interesse che queste minacce rimangano vaghe e generiche, ed è loro facoltà che lo restino.

Però poi se gli viene rinfacciato di fare FUD, cioè di spandere “fear uncertainty doubt”, se ne devono stare zitti. O vanno avanti e dimostrano ciò che dicono o ci autorizzano a non curarsi di loro.


6. Spaziamo e cambiamo argomento: Linux Day 2007!
Siamo alla terza edizione della fortunata manifestazione ospitata quest'anno a Reggio Emilia organizzata da Strhold. Novità per il software open source in arrivo, opportunità per le aziende di conoscere le varie possibilità di interazione di Linux nell'azienda e molto altro ancora.
Eventi come questo contribuiscono a diffondere la cultura open source? Altri eventi che ritenete opportuno segnalarci?


Quando un utente di GNU/Linux sente parlare di Linux day, al 95% gli viene in mente la omonima manifestazione che ILS (Italian Linux Society) promuove annualmente dal 2001 in più di 100 città italiane, e di cui lascia l'organizzazione e realizzazione ai LUG sparsi per la penisola. Il nome è stato preso da equivalenti manifestazione estere. Certo un evento distribuito in 104 città fa più rumore e scalpore di uno in una città sola, ma è indubbio che manifestazioni così, se ben condotte e rispettose dalla filosofia Open, fanno solo bene al Software libero.

Troviamo che anche la promozione verso le aziende sia importante perché scoprano il nuovo differente modo di fare business che GNU/Linux rappresenta. Infatti il modello di distribuzione completamente gratuito non deve trarre in inganno e far pensare che GNU/Linux è solo un gioco da universitari, ma è un fatto che anche in Italia c'è tutto un substrato di ditte medio-piccole che fanno affari e profitti principalmente attraverso il Software libero. E non certo perché lo vendono! :)

Per cui in attesa del Linux day storico di ILS del 27 ottobre 2007, è sempre bene tenere d'occhio il sito del proprio LUG cittadino per vedere se vi accade qualcosa di interessante.


7. La diatriba software libero e proprietario si fa sempre più aspra. Come giudicate questa escalation e le recenti dichiarazioni di Smith? Segnali di forza o di debolezza?

Di debolezza. Qualche anno fa quando GNU/Linux era misconosciuto e difficile da istallare non avrebbero mai pensato né a questo genere di attacchi né a fare tutta quella pubblicità di studi commissionati da loro che evidenziano che il loro sistema è migliore meno costoso e più affidabile di GNU/Linux: Attenti bene, studi ordinati, pagati da loro e presi per il verso che vogliono loro. È noto che ci sono tanto modi per tracciare e leggere un grafico a proprio favore. Noi la chiamiamo appunto FUD: una tattica di marketing che sovente ha poco a vedere con la realtà delle cose.


8. C'è spesso confusione tra hacking e pirateria infromatica. Secondo voi la stessa cosa può dirsi del movimento open source? Corrisponde a realtà il fatto che i suoi porta bandiera siano spesso visti come "pirati infromatici"?

La confusione tra i due termini, tra quelli che potremmo definire “smanettoni” e i veri pirati informatici, è entrata ormai in uso comune grazie anche alla poca attenzione che certi media ci hanno messo nel diffondere certe informazioni. Nessuno pretende la perfezione, ma ciò è una confusione, un errore grossolano: un hacker vero NON è un pirata informatico, anche se la parola ormai richiama idee di reati, grazie all'erroneo uso che è stato ormai messo in testa alla gente.

I portabandiera come Torvalds, Stallman, Eldred, Perens non sono visti come pirati in quanto sono esperti programmatori, studiosi, professori, insomma non sono dei capitani Barbanera che guidano ciurme di “cracker”, ovvero pirati informatici, alla conquista dei sette mari della rete. Mi viene in mente che di contro i personaggi più in vista del mondo Closed source sono tutti commerciali o manager, non certo programmatori.

Grazie a questo errore alla fine un ragazzo molto bravo con GNU/Linux viene in genere visto come pirata o potenziale tale, e ciò non è giusto e generoso. Va bene che sapere è potere, ma come hacker non è pirata, non è certo detto che chi sa di informatica ha imparato per fare il mariolo. Questa è una falsa associazione su cui certi media strilloni e superficiali marciano e che va sfatata a ogni costo. Chiamiamoli pirati informatici e basta, per favore.


9. Posto che uno degli obiettivi primari di una impresa è creare profitto. Come pensate si possa arrivare ad un equilibrio tra multinazionali del software e condivisione libera della conoscenza? Il giro di boa potrebbe essere rappresentato da un cambiamento del business model delle aziende IT produttrici di tecnologia? Avete mai pensato a quale potrebbe essere?

Come dicevamo prima, fare affari con l'Open source è più che possibile. E' un modello economico differente basato non più sul farsi pagare il software, quindi lo sviluppo di base, quanto l'istallazione, la personalizzazione, l'assistenza. Guardiamo ad esempio un colosso come Sun, che ha rilasciato sotto licenza libera non solo una quota sempre maggiore del proprio codice sorgente ma anche le specifiche tecniche di un suo chip, quindi di hardware. E altri come IBM che finanziano le fondazioni che sviluppano Open, non lo fanno certo per filantropia ma per avvantaggiarsi di quei prodotti, perché sanno come farli fruttare.

Capiamo che non è facile per un'azienda, che ha speso tanto tempo e risorse nello sviluppare un prodotto, decidere di punto in bianco di renderlo disponibile con licenza libera, non ci vuole solo coraggio ma anche preparazione e uno spostamento adeguato del proprio modello economico. Quante già ce ne sono che si garantiscono introiti con l'assistenza annuale e le customizzazioni molto più che con il guadagno immediato dal prezzo di licenza, quindi ci pare che la resistenza al passaggio si possa trattare più di un problema di ancoraggio a un vecchio modo di pensare piuttosto che a un'analisi che ne abbia accertato l'inattuabilità.

Sicuramente non tutte potrebbero permettersi di alienare i ricavi diretti di vendita, ma ci sono anche licenze Open che permettono lo stesso di vendere mantenendo la trasparenza del codice: aperto non necessariamente significa gratis.

Senza contare che spesso la resistenza ad adottare Software liberi dei quali si è sentito parlare e che piacciono è proprio data dalla mancanza di un sostegno e un'assistenza adeguati: si può guadagnare anche solo sapendo far funzionare un buon prodotto. Come ultima considerazione ricordiamo che un prodotto con licenza libera si può integrare, se non addirittura basarsi, senza nessun problema con tutta la moltitudine di Software libero esistente, per cui verrebbe subito a godere di un vasto patrimonio di codice giù scritto da poter riutilizzare a piacimento per essere migliorato e completato. È un modo diverso di pensare, ma è sicuramente concreto e sostenibile per gli affari.


10. E per concludere... Nea Polis! Qualche settimana fa avete ricevuto la gradita visita della troupe del programma di Rai Tre. Dal vostro comunicato abbiamo potuto sapere qualcosina riguardo le attività intraprese dal vostro gruppo. Altre interessanti iniziative da segnalare?

Nea Polis è stata una bellissima e inaspettata sorpresa che ha premiato un lavoro silenzioso e umile, che non ha bisogno di grossi titoli e conferenze stampa, fatto da chi crede in quel che fa senza bisogno di fare proselitismo a tutti i costi. La nostra missione non è l'evangelizzazione globale ma la crescita culturale di tutti i soci, e in questo senso vanno i nostri sforzi collettivi e le nostre manifestazioni senza dimenticarci di chi si vuole avvicinare a GNU/Linux e ci cerca perché ha bisogno di una prima guida. Crescita, divertimento e senso dello stare assieme creano un'associazione culturale stimabile e che funziona.

Di recente siamo riusciti a passare da presenza virtuale in rete a fisica permanente sul territorio, in modo da poter entrare facilmente in contatto con chiunque abbia bisogno di una mano, per qualsiasi motivo legato alle nostre passioni. Anche ieri sera a uno dei nostri appuntamenti settimanali (l'ultimo al chiuso della stagione) ho incontrato un nuovo amico che, istallata da solo una distribuzione, adesso vuole sapere cosa ci può fare, visto che a usare OpenOffice e Firefox è ben capace da solo.

Adesso il grosso delle nostre attività si ferma per la pausa estiva: a settembre riprenderemo con seminari e anche un corso base, tutto ovviamente in via di definizione visto i mesi che ci separano. Invece già definito è il fatto che continueremo a essere disponibili per incontrare persone al fresco, visto che abbiamo trovato un accordo con il proprietario di un bagno di Marina di Grosseto (il Moderno), che ci ospiterà nella sua saletta relax ogni lunedì sera per tutta l'estate. Invitiamo tutti coloro che sono delle e dalle nostre parti, anche in vacanza, per venire a trovarci, a fare quattro chiacchiere e vedere GNU/Linux in azione.
Per essere comunque a conoscenza di tutto ciò che ci riguarda, basta una visita al nostro sito.


Grazie al GroLUG, nei panni di Fabrizio "maxmurd" Felici, per la piacevole chiaccherata!
con la collaborazione di Loris Bellè per Data Manager Online


Le interviste curate da pc-facile


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6 commenti a "L'Open Source non ha bisogno di stendere ponti... è un ponte per natura":
gianni gianni il 06 Giugno 07 @ 22:51 pm

Che dire.... lo zio bill, dopo aver favorivo la diffusione in modo illegale dei suoi prodotti, ha cominciato a stringere la corda come tutti sappiamo, Con la concorrenza ha sempre adottato la strategia dello squalo, fagocitando gli altri. Con Linux si trova in difficoltà perchè, fortuna nostra, non è possibile comperarlo (vedi gli accordi con Novell di qualche tempo indietro).
Cosa fare dunque se non del sano terrorismo psicologico verso i possibili utilizzatori/acquirenti?
E aventi allora con la storia dei brevetti violati..., che ben si guardano dal dire quali siano

paintbox paintbox il 08 Giugno 07 @ 09:44 am

Le risposte del GroLUG alle affermazioni di Hilf colgono nel segno, a mio parere.

Conoscendo i tipi di M$ è probabile che vedendo crescere la popolarità di linux e non sapendo che inventarsi, come fanno di tanto in tanto, hanno tirato fuori la storia dei brevetti. Se aprissero il loro codice magari si potrebbe confrontare chi ne ha violati di più.

Francesco Francesco il 08 Giugno 07 @ 12:51 pm

Vero, Microsoft sostiene che altri violano i suoi brevetti
ma chi può controllare se loro fanno altrettanto?
bel discorso, coerenti con loro stessi, come sempre

maxmurd maxmurd il 10 Giugno 07 @ 03:07 am

Bhe sì visto che non possono compèrare quello che è gratis, stanno imbastendo una politica di paura e dubbi, che in Europa gli ridono in faccia mentre negli Stati uniti, dove un obbrobrio come i brevetti sulle idee sono una triste realtà, sono quasi costretti a tutelarsi e a stringere accordi.
In pratica hanno trovato modo di far soldi su un bene gratuito... ma attenzione perchè alla FSF la stanno studiando molto bene e la GPLv3 gli si ritorcerà contro...
Staremo a vedere, fiduciosi che Stallman e i suoi faranno un buon lavoro...

saluti max

roberto roberto il 20 Giugno 07 @ 10:34 am

pietoso.... tentativo di spaventare la gente con argomenti a dir poco "forzati"
vero, linux cresce e quindi lo si deve fermare in qualche modo

viva il terrorismo psicologico

gogu gogu il 02 Ottobre 09 @ 18:49 pm

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