Intervista a Paolo Attivissimo... le risposte
Ringraziamo Paolo Attivissimo per aver risposto alle vostre domande. È raro trovare delle persone così disponibili e gentili.
Ma bando ai preamboli, ecco cos'ha avuto da dire lui!
1. La domanda di rito! [webmaster]
Nonostante la dicitura "grafomane" in primo piano sul tuo sito, ci daresti una breve - :) - descrizione di chi è e cosa fa Paolo Attivissimo e quali sono (e sono stati) i suoi contributi a Internet?
Paolo:
Be', molti dettagli sono sul sito (sezione "Due o tre notizie su di me"), ma in sintesi io ho due mestieri: il primo (per fatturato) e' quello di traduttore tecnico, il secondo (ma primo per passione) e' quello di scrivere libri e articoli di informatica e gestire un sito Web con annesso Servizio Antibufala che immagino conosciate. Ho 40 anni, vivo in Inghilterra con moglie e figli e gatto, e mi piace molto la focaccia, che riesco a procurarmi anche qui (ho un pusher italiano).
I miei contributi a Internet? Be', non so fino a che punto siano stati utili, ma ho scritto un po' di libri sull'argomento e mi batto online per mantenere la liberta' della Rete dai monopoli. Sostengo i formati e gli standard aperti (non necessariamente open source, ma pubblicamente documentati e liberamente usabili, come il PDF di Adobe) per mantenere liberi i nostri dati, che stanno diventando sempre piu' coincidenti con la nostra vita. Musica, film, foto, ormai tutto e' in forma di bit. Se quei bit sono accessibili soltanto usando il programma X, chi produce X controlla i nostri ricordi, e questo e' inaccettabile.
2. Quanta strada abbiamo fatto? [Frengo78]
Guardando indietro a cosa era Internet agli inizi prima del boom rispetto a cosa è adesso che cosa rimpiangi? Che cosa invece è effettivamente migliorato?
Paolo:
Strada ne abbiamo fatta tanta, ma abbiamo preso qualche svolta sbagliata. La piu' sbagliata e' stata l'introduzione dell'HTML nell'e-mail, grazie alla quale adesso possiamo avere i virus che si eseguono automaticamente, lo spam con immagini porno allegate, i web bug e tante altre belle porcherie.
Di quei tempi rimpiango la semplicita' e l'effetto meraviglia. Ai tempi sembrava incredibile poter comunicare (solo caratteri, niente grafica!) con una persona all'altro capo del mondo senza farsi spennare dalla SIP. Ora lo diamo per scontato... mio figlio e' in camera che chatta con una sua amica in Spagna e si scambiano immagini di Webcam e foto, e la cosa gli sembra carina ma tutto sommato normale.
Per "semplicita'" intendo anche che all'epoca si era tutti uguali: non importava la potenza di calcolo o il sistema operativo, perche' tanto i programmi (client di posta) risiedevano sui server, non sulla macchina locale. Adesso se non hai il computer ultramoderno e Internet Explorer, sei un net-cittadino di serie B.
Di miglioramenti comunque ce ne sono stati tanti. La banda larga, agli inizi, era impensabile, come lo erano le connessioni permanenti (ADSL). Il massimo che potevi avere era la connessione via modem, che pagavi a tariffa interurbana (e parlo delle tariffe SIP pre-liberalizzazione!!). A meno che tu lavorassi nelle poche aziende o universita' collegate con costosissime linee dedicate, ti dovevi accontentare. Pero' questo ti insegnava a essere parsimonioso. Non mandavi certo un allegato Word per dire "ciao come stai". E ci si divertiva lo stesso, perche' il _contenuto_ (l'intelligenza delle persone con cui corrispondevi) era piu' importante della forma.
Inoltre, la svolta commerciale di Internet, che tanti disprezzano, e' l'unica ragione per cui oggi in Rete ci sono cosi' tante risorse consultabili. Prima era impensabile avere l'Internet Movie Database, le enciclopedie online, Google, la distribuzione dei trailer dei film via Internet, i giornali esteri in tempo reale... la lista e' lunga. Senza la pubblicita', tutto questo non esisterebbe. Io non tornerei indietro: semplicemente sistemerei qualche "incidente di percorso".
3. I segreti del cacciatore [infinito1971]
Ci racconti come procede una tua indagine antibufala, o si tratta di segreto professionale?
Paolo:
Segretissimo! Ora te lo spiego, pero' poi devi stampare la spiegazione e ingoiarla, ok? ;-)
E' molto semplice. Ricevo le segnalazioni dei lettori, e di volta in volta indago sulla segnalazione piu' frequente. Uso le parole chiave dell'appello per cercare in Google se c'e' qualcuno che ne parla, verifico nomi, luoghi, date, indirizzi, chiedo al mio drappello di consulenti straordinari (amici esperti in vari settori), ogni tanto telefono direttamente agli interessati e li intervisto, e poi pubblico i risultati.
A quel punto scatta la seconda fase: i lettori usano l'indagine per approfondire e quello che sanno qualcosa di specifico sull'appello mi contattano con maggiori informazioni. E cosi' si arriva, quasi sempre, alla verita'.
In pratica, sono cose che chiunque puo' fare. Spesso non le si fa per mancanza di tempo: io invece il tempo ce lo investo, un po' per curiosita', un po' per amore della verita', e un po' per amore della focaccia che i lettori mi donano in cambio delle indagini ;-)
E poi -- a costo di sembrare retorico -- la Rete mi ha dato tantissimo. Questo e' il mio modo di contraccambiare.
4. La piaga dello spam [Brainkiller]
Parliamo di spam. Il dilagare di questo fenomeno è, a dire di tanti, molto preoccupante e nulla sembra riuscire a fermarlo. Addirittura si vocifera che le ultime epidemie di virus siano state causate dagli spammer in modo da organizzare un attacco DDoS ai siti che ospitano le famose blacklist. Pensi ci sia una soluzione a questo problema o ci ridurremo a blacklistare il mondo e riceveremo l'e-mail solo da coloro a cui abbiamo dato il permesso?
Paolo:
Ci sono varie soluzioni. La prima e' educare la gente a non comperare dagli spammer. Sembra incredibile, ma c'e' gente che lo fa e compra creme allungapiselli e quant'altro. Se nessuno compera, lo spam non ha senso. Purtroppo qualche cretino che abbocca c'e' sempre, per cui e' difficile educare. Ma se le percentuali di gonzi calano, e' facile che lo spammer non abbia piu' convenienza.
La seconda e' la legge. Troppe nazioni sono deboli nei confronti degli spammer, USA in testa. Pero' adesso si sta dibattendo una legge che dovrebbe rendere illegale anche in USA lo spamming (che e' gia' illegale in Europa). Siccome gli spammer sono quasi tutti residenti in USA, e' probabile che la legge, se passa, avra' un effetto massiccio. Tengo le dita incrociate.
Blacklistare il mondo e' impensabile. Come farei io ad esempio a ricevere la posta dei lettori? Come farebbero i vecchi compagni di scuola a contattarmi quando mi trovano grazie alla mia grafomania online? No, non e' una strada praticabile.
5. L'imitazione è la più grande forma di complimento [smantha77]
Sono una giovane aspirante giornalista a cui piace molto la tecnologia. Leggendo i tuoi articoli, e piacendomi il tuo stile, ho cominciato a valutare la possibilità di orientarmi ad un giornalismo di questo settore. Tu come hai cominciato e cosa consiglieresti a qualcuno volesse seguire questo cammino? Che scuole dovrei seguire? Che esperienze dovrei fare?
Paolo:
Io ho cominciato per caso: traducevo libri per Apogeo, e un bel giorno mi hanno detto "senti, le traduzioni che fai non sembrano traduzioni" (nel senso che non erano pesanti e pedanti come lo sono di solito le traduzioni) "perche' non scrivi direttamente tu un libro?" Cosi' mi hanno chiesto di scrivere un libriccino su Word ("WinWord per tutti"), la cosa ha funzionato, e allora mi hanno detto "scrivi ancora!". Poi e' arrivato "Internet per tutti", e sono diventato "famoso". Questo mi ha portato altro lavoro per testate di tutti i tipi.
Esistono scuole di giornalismo, ma secondo me la ricetta unica e' scrivere, scrivere, scrivere, e leggere, leggere, leggere. Solo cosi' impari a scrivere bene; non e' una cosa che si studia a tavolino. Certo ci sono alcune regole, ma se leggi quello che scrivono i grandi, le capisci da sola.
A parte questo, il giornalismo e' in Italia una forma sottile di meretricio (me lo dicono proprio i miei amici giornalisti) e quindi non e' una bella carriera. Se sei adulatore del potente di turno, fai carriera; altrimenti scordatelo. Poi, quando hai fatto carriera, puoi forse scrivere quello che vuoi. Sta a te scegliere se vale la pena di fare questo compromesso. Io non me la sono sentita. Avrei diritto alla tessera di giornalista, ma non la voglio, mi sentirei sporco. Preferisco avere un rapporto diretto con i miei lettori, piuttosto che sentirmi alitare sul collo un editore/direttore che mi censura gli articoli perche' critico un inserzionista (Microsoft, Telecom, e altri).
Oggi c'e' la Rete: non hai bisogno degli editori. Fai qualcosa di originale e di eclatante, fa' che sia la Rete a parlare di te e a farti promozione gratuita, e poi diventerai "famosa". Ricca non saprei, ma la soddisfazione di avere dei lettori che ti stimano vale per me molto piu' dei soldi (anche perche' quelli li ho gia' in dose modesta ma sufficiente, grazie...).
6. Riguardo all'open source [Luva]
Vorrei sapere il tuo parere in merito alla legge in via di discussione nel Parlamento Europeo.
Paolo:
Ci sono varie leggi sul tema in discussione, e' prematuro parlarne finche' non si arriva a una proposta precisa. Posso dirti che vari stati membri, compresa l'Italia, stanno spingendo l'open source. Il ministro Stanca ha in cantiere una direttiva piuttosto forte in proposito. Le ragioni sono semplici ma strategiche: un governo ha il dovere di assicurare che i propri dati siano accessibili _sempre_, anche fra cent'anni. Un'azienda non ha questo problema. Questa eternita' dei dati si puo' ottenere soltanto usando formati aperti, e l'open source e' uno dei modi per usare i formati aperti.
7. Il caso SCO [Luva]
Cosa ne pensa dell'attacco di SCO a tutto l'open source? È solo per via di una licenza, oppure fa parte di un disegno più grosso di quanto sembri?
Paolo:
Piu' che un disegno, a me il comportamento di SCO sembra quello di una gallina decapitata: corre all'impazzata senza sapere cosa fa e senza rendersi conto che e' morta. Il bluff di SCO (perche' e' un bluff, almeno finche' non dichiarano quali parti di codice sarebbero state copiate) fa comodo a molti (Microsoft in testa) perche' indebolisce lo status legale di Linux. Ma da quel che ne so ogni riga di codice sinora contestata da SCO e' stata da tempo rimossa dai nuovi kernel di Linux. Quindi il problema sostanzialmente non si pone.
Puo' darsi che SCO speri di portare a casa un po' di soldi in licenze in attesa che si risolvano i processi, e mi risulta che molti dirigenti stiano vendendo freneticamente le proprie quote azionarie ora che il titolo e' balzato su, ma e' un gioco molto pericoloso.
In ogni caso, io dormirei sonni tranquilli. La tempesta in un bicchiere passera'.
8. Meglio open o closed? [Hytok]
Negli ultimi due anni molti governi europei hanno cominciato ad abbandonare i programmi proprietari per dedicarsi, nella pubblica amministrazione, al software libero o, almeno, open source. Secondo te chi ci guadagna (e come), in Italia, per continuare a firmare contratti con grandi multinazionali che producono software proprietario?
Paolo:
Chi ci guadagna e' innanzi tutto chi scrive software chiuso per la PA. Parlo quindi di Microsoft, ma anche di Oracle, SAP, e tutti i grandi nomi dell'informatica, piu' una galassia di software house medio-piccole che fanno appalti per l'informatizzazione delle Regioni.
E' chiaro che un'azienda multinazionale, a differenza del movimento open source, ha fondi da investire per "agevolare" la vendita del proprio prodotto. Non e' necessariamente corruzione in senso stretto; e' l'invito a cena, il party aziendale in localita' esclusive, la conferenza alle Bahamas, il computer per i figli del politico, l'assunzione di qualche parente... tutte cose che l'open source non puo' fare. Almeno per ora: ci vuole qualche nome importante (IBM, per esempio) che capisca che queste "agevolazioni" si possono fare anche con l'open source: basta offrirle in cambio _non_ del software, che e' gratuito e libero, ma in cambio del contratto di assistenza, che si paga eccome.
9. Il sogno di Internet [Mikizo]
Internet è stata per molti un nuovo spazio in cui coltivare la libertà di esprimersi e di incontrarsi. Ultimamente parte di questa libertà viene messa in discussione, secondo molti addirittura la rete in questo senso è già condannata.
Tu sei tra quelli che la pensano così o pensi che il mezzo di per sè contenga la capacità di restare libero per chi sa utilizzarne le possibilità?
Paolo:
Si', il mezzo contiene le risorse per restare libero. E' una questione anche tecnica: il fatto che il TCP/IP sia intrinsecamente poco adatto a supportare l'autenticazione del mittente garantisce (a chi sa smanettare) l'anonimato, nel male ma anche e soprattutto nel bene. In piu' ci sono le risorse umane. Il fatto che tutti possano comunicare con tutti, senza che nessuno li possa seriamente controllare (neppure in Cina ci riescono!), e' una rivoluzione che sta lentamente diventando, grazie al cielo, un fatto scontato. E una volta che una liberta' diventa un'abitudine, perderla da' molto fastidio e quindi a ogni tentativo di soffocarla scatta la reazione.
10. E per finire... [kadosh]
Sono di ritorno da SMAU 2003, impressioni di lenta, complessa e timida ripresa si notano ma solo in alcuni settori come il Networking e la Sicurezza. Come mai si tende ancora ad evitare di capitalizzare gli investimenti in maniera così blanda?
Paolo:
Wow! Ci vorrebbe un trattato di economia per rispondere seriamente, ma ci provo lo stesso. Ci sono due problemi di fondo: il primo e' che manca una vera innovazione nel software e nell'hardware, grazie al controllo schiacciante del monopolista Microsoft. A quando risale l'ultima funzione veramente nuova in IE? Come mai IE non ha ancora adottato il "tabbed browsing" che ormai hanno tutti i browser concorrenti? Perche' i driver dei dispositivi sotto XP devono essere certificati da Microsoft?
Siccome di innovazione non ce n'e', non c'e' ragione di investire in nuovo hardware/software. I PC sono ormai tutti uguali e tutti ultrapotenti rispetto al software che devono far girare, per cui i margini di guadagno sono minimi, per cui non ci sono soldi per fare ricerca e quindi produrre innovazione... e cosi' via.
Secondo problema: la crisi economica generale. C'e' molta incertezza sul futuro, specialmente in Italia, e quindi nessuno se la sente di fare investimenti a lungo termine. Tieni presente poi che a molti e' rimasta dolorosamente impressa la fregatura dei megamiliardi spesi per l'UMTS, che doveva essere un volano e si e' rivelato un bidone. In piu' la Net economy si e' sgonfiata e adesso tutti si leccano le ferite e tirano i remi in barca. L'incertezza piu' grande, nel settore informatico, e' la telefonia. Piano piano le aziende stanno capendo che il terminale Internet del futuro non e' il computer, e' il cellulare. E questo significa che tutto quello che si fa adesso, siti Web, applicazioni online, tutto insomma, dovra' essere riprogettato daccapo a breve. E non si sa a quale standard dovra' conformarsi. La' fuori, insomma, e' buio pesto: meglio muoversi piano per non inciampare.
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5 commenti a "Intervista a Paolo Attivissimo... le risposte":
Che dire...un GRAZIE a Paolo e buon lavoro!! :)
Paolo é davvero un mito. La sua intervista me la sono letta con grande interesse. Il suo stile é unico
inoltre paolo è una dimostrazione vivente dell' "in nomem omen" - il destino scritto nel nome. come cavolo fai con i figli e tutto? non mi dirai che vai anche al pub?
Credo che sia venuta fuori proprio una bella intervista!
Mi auguro che anche in futuro !pc-facile riporti interviste a personaggi di
rilievo nel panorama informatico; dal canto mio ho già proposto un nome al
webmaster!
Sono capitato per caso su questo sito e colgo l'occasione per ringraziare di
cuore Paolo Attivissimo!
Grazie a Paolo, ed alla sua mitica guida che leggo sempre con piacere, sono
infatti riuscito prima ad installare linux e poi a muovere i "primi passi"
dentro il sistema senza particolari problemi (certo che si suda..)
:-)
