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Periferica di input che controlla la posizione di un puntatore sullo schermo e che permette all'utente di interagire, tramite appositi pulsanti, con eventuali parti attive che vi si trovano raffigurate.
Il movimento del puntatore avviene in relazione allo spostamento del mouse su una superficie; questo può essere rilevato in modo meccanico oppure ottico.
Nei mouse "meccanici", il rotolamento di una sferetta rivestita di materiale gommoso trascina due piccoli rulli disposti in senso perpendicolare tra loro: questi, a loro volta, azionano altrettanti trasduttori che permettono di scomporre il movimento nelle sue parti "orizzontale" e "verticale".
Ogni trasduttore è costituito da un LED (solitamente operante sulla lunghezza d'onda dell'infrarosso) che illumina una coppia di fotodiodi ricettori: una rotella dentata ("encoder"), solidale con il relativo rullo, oscura alternativamente i due ricettori e ne commuta lo stato di acceso/spento.
Interrogando continuamente lo stato dei ricettori (diverse volte in un secondo), è possibile scomporre il movimento del mouse nelle sue componenti orizzontale/verticale e stabilirne la velocità e la direzione del movimento lungo ognuna di esse: sarà possibile, di conseguenza, mantenere aggiornata la posizione del puntatore sul video.
Nei mouse ottici il sensore di movimento è interamente elettronico: la pallina, i rulli e tutto il resto sono sostituiti da un unico LED che illumina direttamente il piano su cui il mouse lavora: il ricettore si comporta in realtà come una micro-videocamera che "riprende" continuamente la superficie illuminata: un apposito software, implementato nel driver del dispositivo, individua nell'immagine ricevuta, alcuni punti di riferimento generati dalla rugosità stessa del piano di lavoro e riesce ad analizzarne le variazioni ricostruendo così ogni spostamento del mouse.
Questo sistema, reso possibile dall'introduzione di microprocessori con adeguata potenza di calcolo, ha i suoi pro ed i suoi contro: se da un lato può essere molto preciso e non necessita di manutenzione (la pallina dei mouse meccanici raccoglie lo sporco dal tavolo e lo deposita sui rulli, compromettendo la precisione della periferica), dall'altro può essere molto difficile riuscire ad utilizzare un mouse ottico su una superficie trasparente o troppo lucida, in quanto il sensore non fornisce un numero sufficiente di riferimenti.
Va detto, però, che l'evoluzione della tecnologia e degli algoritmi utilizzati nei driver hanno permesso di migliorare notevolmente la precisione di questi dispositivi nel giro di pochi anni.
Il primo mouse fu costruito nel 1963 da Douglas Engelbart, ricercatore presso la Stanford Research Center, che lo utilizzava come dispositivo di puntamento per il sistema NLS (oNLine System), sempre di sua invenzione, un vero e proprio sistema operativo a finestre (!).
Differiva poco da quelli moderni: aveva un solo pulsante, il "guscio" era di legno, il filo che lo connetteva al computer usciva dalla parte posteriore ed il movimento era rilevato dalle due rotelle (metalliche) che poggiavano direttamente sul tavolo. L'ergonomia lasciava un po' a desiderare ma dopotutto si trattava di un prototipo!
Il brevetto di questa periferica, soprannominata "topo" proprio per la sua curiosa forma, venne riconosciuto qualche anno dopo (numero 3,541,541 del 21 giugno 1967), col nome di "X-Y position indicator for a display system", ("indicatore di posizione x-y per sistema a display"): questo piccolo apparecchio avrebbe rivoluzionato, ancora una volta in pochi anni, l'informatica.
Da allora questa periferica si è molto evoluta: si sono ridotte le dimensioni della meccanica; è stata frapposta una sferetta di gomma tra le rotelle ed il tavolo, così da avere un movimento più preciso ed uniforme; uno dei pulsanti si è trasformato in una rotella per scorrere più comodamente i documenti sul video; il numero dei pulsanti stessi è aumentato al punto che, oggi, alcuni mouse somigliano più a console di pilotaggio; è scomparso il filo, fastidiosa appendice, grazie alla più comoda connessione "wireless" via radio o ad infrarossi.
Il concetto fondamentale, però è rimasto invariato: finchè qualcuno, un giorno, non riuscirà a realizzare un sistema di interfaccia uomo-macchina altrettanto economico ed efficace, continueremo a vedere il beneamato puntatore a forma di freccia correre sui nostri monitor!
Curiosità: il brevetto originale del mouse di Douglas Engelbart è visibile in formato PDF dal seguente indirizzo, appartenente allo Stanford Research Center:
http://sloan.stanford.edu/mousesite/EngelbartPapers/Contents.html
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