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Il P2P danneggia davvero il mercato musicale?

Condividi:         ale 14 Febbraio 07 @ 09:00 am

Il P2P danneggia davvero il mercato musicale?

Statisticamente sembrerebbe di no, lo afferma una indagine empirica del Journal of Political Economy condotta da Felix Oberholzer-Gee and Koleman Strumpf.

Lo studio scaturisce dall'analisi incrociata dei dati provenienti dai log di due server OpenNap e dei dati di vendita di cd musicali. Sono stati quindi presi in esame nello stesso periodo i download di 1.750.000 tracce audio per un ammontare di 680 album venduti.
Tutto ciò, sorprendentemente, evidenzierebbe la mancata correlazione tra maggiore percentuale di downloads e minore percentuale di venduto. Pare infatti che il download illegale influenzi le vendite di CD solo nello 0,7% dei casi.

I brani più in voga avrebbero sempre un altissimo numero di download ma anche un'alta percentuale di venduto.
I due ricercatori hanno anche intenzionalmente introdotto un elemento variabile.

Hanno infatti deciso di tracciare i dati in Germania durante le vacanze scolastiche. Anche in questo caso però è emerso che, pur aumentando il traffico p2p e quindi la disponibilità di tracce musicali "illegali", non diminuiscono le percentuali di vendita sugli stessi brani.

Il calo di vendite di CD musicali non sarebbe quindi da mettere, per lo meno non con le stesse percentuali indicate dal RIAA, in relazione all’aumento del fenomeno del P2P. Tra i tanti esempi di fattori esterni che potrebbero aver portato alla diminuzione delle vendite di CD nei termini indicati dalle Majors, i ricercatori indicano l’aumento, ad esempio, del sell-out relativo ai DVD musicali.

Lo studio indica che 803 milioni di CD sono stati venduti nel 2002, 80 milioni in meno rispetto all'anno precedente. La RIAA ha incolpato di questa perdita, per la maggior parte, la pirateria. Però, stando allo studio, l'impatto del file sharing non può aver influenzato più di 6 milioni di album nel 2002, lasciando così 74 milioni di CD sugli scaffali senza scuse.


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