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"Io, Schubert e il bosone di Higgs". Intervista a Fabiola Gianott

Condividi:         webmaster 23 Luglio 12 @ 11:00 am

Fu nientemeno che Albert Einstein a farle cambiare idea, con la sua spiegazione, che all'epoca gli valse il Premio Nobel per la Fisica, dell'effetto fotoelettrico, quello per cui quando la luce colpisce alcuni particolari metalli fa partire, in questi, una corrente elettrica. Non Einstein direttamente ma il professore di Fisica della terza liceo classico frequentata a Milano da Fabiola Gianotti, la scienziata che, a capo di un battaglione sui generis di oltre 3.000 fisici, ha contribuito più di tutti alla recente e grande scoperta del bosone di Higgs, o quel che risulterà poi la particella elementare trovata.

La studentessa di liceo classico, già ben istradata sia dal Conservatorio Musicale di Milano dove studiava il piano, che dal Greco e dal Latino alla bellezza della conoscenza, si era indirizzata alla Filosofia, "curiosa" , come si definisce tutt'oggi, della natura sia umana che soprattutto non, quella che ci sta attorno insomma. Poi quel giorno entra in aula il professore di Fisica e, con quel poco che ha di matematica disponibile al Classico, spiega la bellezza, semplicità e novità del lavoro del grande fisico che poi inventerà dal nulla la Teoria della Relatività. E la giovane Fabiola cade trafitta dalla Fisica: è quello che lei vorrà fare, perché, come per la Filosofia, lì si studiano le domande ultime, quelle "vere", cui forse sappiamo fin dall'inizio, come Ulisse, non ci sarà mai risposta...



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