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Google: brevetti liberi per l'open source? Più o meno

Condividi:         webmaster 30 Marzo 13 @ 06:00 am

Google: brevetti liberi per l'open source? Più o meno

Google ha promesso di "non citare in tribunale sviluppatori e distributori di software open source a meno che questi non attacchino per primi." L'idea sembra buona, anzi ottima, ma non è la prima volta che Google fa una promessa simile e Google non è certo la prima azienda a farla. Ah, poi c'è da ricordarsi che Google si è impegnata solo su 10 brevetti. Ha promesso di espandere questa lista, ma per il momento si tratta di soli 10 brevetti legati a Map Reduce, uno speciale software sviluppato da loro per analizzare grandi quantità di dati.

Prima ancora che Google rendesse pubblica questa promessa, esisteva già l'Open Invention Network (OIN), creata nel 2005 da IBM, Sony, Philips, Red Hat e Novell. L'OIN acquista brevetti legati a Linux e li condivide, gratuitamente, con chiunque non attacchi Linux legalmente. Google si è solo unita all'OIN nel 2007.

Accordi come l'OIN sono un ottimo sistema per le aziende di evitare costose battaglie legali, mentre allo stesso tempo sono libere di lottare ferocemente tra di loro sul mercato. In un mondo dove questo tipo di azione legale sta diventando sempre più frequente, questi accordi stanno diventando sempre più comuni.

Anche al di fuori di questi accordi, Google non è di certo la prima azienda che promette di non usare bellicosamente un limitato gruppo di brevetti contro gli sviluppatori open source. Nel 2005 l'IBM fece una promessa simile offrendo ben 500 brevetti. La lista di aziende che hanno fatto promesse simili non finisce però qui e include nomi illustri come Red Hat, Nokia e persino Microsoft.

Allo stesso tempo, mentre alcuni brevetti diventano di fatto liberi, le stesse aziende che annunciano queste promesse continuano a massacrarsi su altri brevetti. In un esempio recente Nokia si è rifiutata di concedere 64 brevetti in licenza a Google in aiuto di VP8, il codec video open source. Questo dopo che Google e MPEG erano giunti a un accordo che aveva impedito a VP8 di diventare uno standard Internet.

Mentre questa promessa da parte di Google è un passo avanti, si tratta comunque di un piccolissimo passo e sicuramente meno innovativo di quanto la stampa voglia farci credere. Tutto questo rumore sembra quindi più una trovata pubblicitaria che una soluzione che potrebbe mettere fine alle inutili battaglie legali che continuano a essere un vero ostacolo all'innovazione.

Voi che credete nella buona volontà di Google o si è trattato solo di una mossa calcolata? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.



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