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Garante per la privacy: nuova indagine per Whatsapp

Condividi:         webmaster 01 Marzo 13 @ 18:22 pm

Garante per la privacy: nuova indagine per Whatsapp

WhatsApp è di nuovo nel mirino del Garante per problemi di privacy. Dopo le indagini da parte degli enti a protezione della privacy in Canada e in Olanda, i quali sostengono che WhatsApp non rispetterebbe la privacy dei suoi utenti, è ora il turno dell'Italia.

I timori canadesi, olandesi e italiani sembrano essere molto simili. In primo luogo la sicurezza dei dati stessi e in secondo luogo se lo scambio di messaggi è protetto in qualche modo. Per tutti gli enti resta anche il dubbio se WhatsApp possa o meno immagazzinare i dati della rubrica anche quando le persone della rubrica non sono utenti del servizio.

WhatsApp usa un sistema molto intelligente per rendere più semplice l'iscrizione, l'utilizzo e la diffusione dell'app. Al momento dell'iscrizione, al posto di dover creare l'enneisma combinazione di username e password, WhatsApp usa il nostro numero di cellulare come username e genera una password usando alcune caratteristiche del cellulare. Poi, senza chiedere nulla all'utente, guarda nella rubrica per capire, grazie al numero di cellulare, se conosciamo altri utenti che sono già utilizzatori dell'app. Ci informa se conosciamo già qualcuno e immagazzina i dati degli altri membri della rubrica per un uso futuro.

Ecco, per il Garante, l'accesso alla rubrica senza un permesso esplicito e la conservazione di dati di persone che non sono utenti di WhatsApp rappresenta un problema.

Secondo il Garante per la Privacy italiano, WhatsApp deve dare chiarimenti su quali tipi di dati personali degli utenti vengono raccolti e usati al momento dell'iscrizione e nel corso d'utilizzo dei servizi di messaggistica e condivisione file; come vengono conservati e protetti questi dati; le misure di sicurezza adottate come cifratura, generazione di credenziali... per limitare il rischio di furto o di accesso da parte di soggetti diversi dagli interessati e, in particolare, se siano stati previsti sistemi contro gli attacchi tipo "man in the middle", che vengono condotti per acquisire illecitamente il contenuto dei messaggi scambiati durante lo scambio stesso. Il Garante ha inoltre chiesto per quanto tempo vengono conservati i dati degli utenti e il numero di account italiani.

WhatsApp, l'app mobile disponibile per tutti i principali sistemi operativi mobile, permette di inviare e ricevere i messaggi di testo e immagini con i contatti della propria rubrica, che però a loro volta devono avere installato il programma sul loro smartphone. Funziona con una qualsiasi connessione a Internet, sia 3G che Wi-Fi ma non si possono effettuare chiamate VoIP (come invece accade per Skype e altri programmi simili).

Voi che ne dite, si tratta davvero di un problema che merita l'attenzione del Garante? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti.



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