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Poetry

Condividi:         zello 03 Settembre 03 @ 08:35 am

L'altro giorno, mentre facevo due passi in mezzo alla primavera più totale, mi è rimbalzato nella testa – chissà perché - un pezzo di una poesia che ho scritto quando avevo un'età intorno ai vent'anni. Oh, niente di speciale, qualcosa tipo

"...I know I mean nothing more
than the things I like
Life is just losing time
But I am rock'n'roll...
"

Che – se ricordo bene – era una patetica ode alla superiorità del contenuto sulla forma, e al disprezzo per le idee preconfezionate o per il modo di vivere “pre-programmato”. Ricordo che scrissi anche qualcosa “voglio che l'aereo per Tijuana sia sempre lì ad aspettarmi”, perché sentivo di voler vivere “inventandomi” tutti i giorni, scoprendomi, sorprendendo me e gli altri, con la sola forza dei miei meravigliosi neuroni.

Mi sono sentito improvvisamente vecchio, un brutto vecchio. Giorno per giorno non ci si accorge di invecchiare – è una frase banale, è la cosa classica che si dice quando si vedono le foto delle vacanze di dieci anni prima. E' più difficile trovarsi invecchiati dentro. Il concetto è il medesimo: io sono io, molte mie idee sono le stesse. Ma se si guarda da vicino si trova che qualchecosa che sembrava maledettamente importante è come svanito nel nulla (mmh, Bruce Springsteen - “and all the things that seemed so important/well, mister, they vanished right into the air”), tutto è smussato, compromesso, contrattato. La vita mi ha costretto a venire a patti con me stesso, gradualmente, su piccole cose marginali prima, e con una dolcissima accelerazione mi ha avvolto con le banalità di tutti i giorni, con i budget, con le sveglie, con i tagliandi delle macchine, con le spese al supermercato, con le rate del mutuo. E il condimento è diventato il significato, ciò che doveva essere collaterale è diventato in fondo la vita stessa.

Sono grato alla primavera (beh, sono sempre grato alla primavera, e soprattutto ad aprile – adoro aprile, e adoro essere nato ad aprile) per avermi fornito la mia foto mentale di dodici/tredici anni fa. Non ho paura, né vergogna, né schifo, in fondo, per come sono ora – se cambiare è necessario/obbligatorio, anche se non è una bazza, devo dire che poteva essere peggio. E mi torna in mente anche Cat Stevens: “for you'll still be here tomorrow/but your dreams may not”.

Chissà, potrei anche riprendere a scrivere poesie.


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