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News: tutti i segreti di Internet

Free Internet? Non più! Anzi, mai stato

Condividi:         webmaster 5 07 Giugno 04 @ 06:00 am

Esiste un'errata convinzione, tra i novizi di Internet (e qui NON definirò come novizi quelle persone che non sanno programmare in HTML, Perl o SQL, ma quelle persone prive di un benché minimo pizzico di cinismo) che il web sia una cornucopia dell'abbondanza: chiedo (esigo), dunque avrò.

Quest'errata convinzione deriva da un'abusata tecnica di marketing per cui, nel lanciare un prodotto o un servizio nuovo, questo viene proposto gratuitamente.
La tecnica ha lo scopo di far conoscere al pubblico prodotti e servizi che potrebbero incorrere in una certa diffidenza, da parte del pubblico, che non ne vede l'utilizzo a causa della loro natura innovativa. Nel caso di Internet, oltretutto, trattandosi di un servizio non solo nuovo, ma che addirittura rivoluzionava il modo di comunicare, si pensò di trasformare questa tecnica in una pseudo-filosofia - non a caso uno dei primi slogan era: "Free Internet, free thinking!"

I primi tentativi di proporre Internet (quelli prima della "Free thinking philosophy", quelli dei primi anni '90) risultarono in un successo contenuto. I curiosi e i tecnofili erano disposti a pagare per l'abbonamento, ma il successo era limitato a specifiche nicchie di mercato.

Internet decollò, come lo conosciamo noi, quando, in un secondo tempo, alcune compagnie ebbero l'idea di aggiungere la parola "Gratis" dopo Internet e di rilanciare l'immagine del web non facendo pagare l'abbonamento.
I primi furono AOL negli Stati Uniti e Tiscali in Italia - e dobbiamo ringraziare Renato Soru se, in Italia, Internet ha cominciato a diffondersi, anche se siamo ancora indietro rispetto al resto d'Europa in termini di numero di utenti.

L'immagine di Internet era stata stabilita: Internet = gratis!

Fu un successo immediato. Tutti volevano provare questo nuovo strumento e tutti rimasero stregati da almeno uno dei suoi molteplici strumenti: l'e-mail. Se oggi Internet è così diffuso lo dobbiamo principalmente a questo piccolo grande strumento: l'e-mail!

Improvvisamente le comunicazioni professionali non si svolgevano più tramite il tradizionale fax o il telefono: lo strumento per comunicare era l'e-mail. E così valeva per tutte le persone che dovevano tenere dei rapporti con amici e familiari lontani, o magari anche vicini, perché con l'e-mail si ha la possibilità di dare alla comunicazione il ritmo che si desidera.

In poco tempo tutti avevano un indirizzo di posta elettronica gratuito e l'e-mail, al contrario del fax o del telefono ha dei costi praticamente nulli.

Molti rimasero affascinati dai contenuti, da tutto il sapere che si poteva trovare sul web. Bastava inserire una parola in un motore di ricerca e apparivano centinaia di risposte. La domanda era gratuita e così era la risposta. E pensare che non ci si aspetta certo di presentarsi in libreria e chiedere al libraio di indicarci tutti i libri che contengono una data parola. Ma si sa, si stava cercando di promuovere il web!

Questo concetto di "gratuito", di investire oggi per raccogliere in un impreciso futuro, dovette imprimersi bene nella mente collettiva dei tecnofili, degli artisti e degli imprenditori che videro nel web una nuova forma di distribuzione.
La diffusione del web vide la nascita del fenomeno delle home-page personali: micro-siti che possono spaziare dai risultati del torneo di calcetto a incitamenti alla disubbidienza civile. Ma furono i giornalisti, i divulgatori, i programmatori e gli artisti a sfruttare al meglio questo nuovo canale aggirando i canali di distribuzione ufficiali.

Certo, non saremmo stati intellettualmente più poveri se non avessimo visto molti di questi siti, ma alcuni, e solo alcuni, hanno permesso una vetrina a persone che altrimenti avrebbero avuto difficoltà nel farsi conoscere. Date, ad esempio, un'occhiata al lavoro di questo ragazzo: AppleGeeks. A mio avviso il suo modo di disegnare, di comporre le immagini e, specialmente, il suo modo di colorare sono addirittura fuori dall'ordinario. Anche se non capite l'Inglese andate ad ammirare le tavole!

Preparare una striscia come questa richiede del tempo anche per un professionista e il nostro artista amatoriale si accontenterà di essere ripagato dai complimenti dei lettori solo per un periodo di tempo limitato, ma a un certo punto dovrà prendere una decisione: dedicare il suo tempo ad un'attività che gli dia la possibilità di mantenersi, dedicarsi alla famiglia e agli amici oppure dedicarsi al proprio hobby.

Ma come farsi pagare quei pochi centesimi di EURO (perché tanto vale UNA tavola vista sullo schermo di un PC) per leggere il fumetto senza perdere utenza? (Il problema di come percepire dei micro-ritorni via web è oggetto di serio scrutinio da parte di tutti i giocatori coinvolti nel web.) Fino a quando non ci sarà una risposta a questa domanda, il nostro artista avrà una solo possibilità: regalare il suo lavoro. E come lui sono obbligati tutti: dai principali quotidiani, che di contenuti vivono a tutti i siti amatoriali che compongono almeno un terzo dei contenuti su Internet.

Il risultato è che il 99% dei contenuti che consultiamo sono, indovinate un po'? Sì, gratuiti!

Qualcuno scoprì quanto sia facile scambiarsi musica via Internet; nacque Napster e il fenomeno del P2P esplose. Poi la banda si è allargata e adesso ci si scambiano film interi, magari in prima visione, magari ancora prima che questi escano nei cinema.

Questo qualcuno aveva capito che un file scambiato via Internet era un modo furbo per non pagare. Al contrario dei contenuti, in cui la scelta gratuita è dovuta a una forzatura di mercato, lo scambio di file coperti dal diritto d'autore è un vero e proprio FURTO (piccola parentesi: l'ex Decreto Urbani che mirava a punire lo scambio di file protetti da diritto d'autore non era un limite alla libertà di un paese, ma un limite a quelle attività che nel mondo reale sono definite furto e ricettazione. Un po' come se mi sentissi offeso dalla serratura della vostra porta di casa che mi impedisce di scambiare il vostro stereo e il vostro PC con i soldi di un ricettatore. Ma lo sapete che le chiavi di casa vostra limitano la MIA libertà!).

Grazie a fenomeni come il P2P, le cracks, serials e pirate-sat Internet non solo assunse un'immagine dove tutto era gratis, ma sembrò quasi un far west dove si poteva trovare gratuitamente anche ciò che normalmente si paga.

A questo aggiungiamo tutte quelle parole con cui veniamo bombardati: shareware, freeware, nagware, cardware, open source - parola che viene erroneamente e continuamente tradotta con la parola "gratis" - e tutti quei discorsi da mongoplegici (scusate la parola inesistente, ma rende perfettamente l'idea), che echeggiano di bocca in bocca tipo "se devo pagare vado da un'altra parte, tanto ci sarà sempre un sito gratis". Discorsi che sono coerenti solo nelle menti vuote di chi li pronuncia.

Navighiamo così in un web in cui tutto ciò che può essere digitalizzato è gratuito o ce lo si può facilmente procurare per vie traverse. Tutto: dall'ultima beta di Windows, al nuovo libro di Harry Potter prima ancora che questo venga pubblicato …persino il video della decapitazione del soldato Americano in Iraq è disponibile su Internet.

In realtà, nulla di tutto ciò è gratuito: è solo fortemente scontato (ricordatevi che chi paga l'accesso a Internet "a consumo" paga il costo del collegamento mentre scarica i megabyte di file) e, nella maggior parte dei casi, un furto. Peggio, questo modello non è sostenibile: NON possiamo mangiare tutti SENZA PAGARE, prima o poi la festa finirà e ne pagheremo TUTTI le conseguenze.

Cominciamo con lo sfatare un concetto sbagliato ma sulla bocca di tutti: Internet, inteso come l'accesso al web, NON è gratis. Noi, TUTTI noi, paghiamo per accedere a Internet. E non intendo i canoni ADSL o formule simili, intendo anche il buon vecchio modem a 56Kbs, con cui ci siamo collegati almeno una volta nella nostra carriera di navigatori del cyber-spazio.

Ciò che fece Renato Soru per primo, e tutti gli altri di conseguenza, fu cambiare il modo in cui si pagava l'accesso. Prima si pagava un abbonamento. Poi Tiscali fece un accordo con la Telecom e Soru si vide pagare più del 60% dei costi delle telefonate fatte per collegarsi ai suoi server. Cioè per ogni minuto di navigazione che noi facevamo usando i numeri di accesso a Tiscali, oltre il 60% della nostra bolletta andava in tasca a Soru. E meno male che Internet era gratis!

Ovviamente tutti gli altri provider dovettero adattarsi e ben presto avevamo tutti 3/4 collegamenti a Internet pseudo-gratuiti. Uno di questi ospitava la nostra casella di posta ufficiale, ma l'account con cui ci collegavamo cambiava a seconda di quale sembrava essere più veloce.

Da un annetto circa alcuni provider ci impediscono di controllare la casella di posta se non siamo collegati ai loro numeri di telefono. Decisione che mi sembra giustificata, ma che ha fatto gridare al "limitano la nostra libertà con queste decisioni autoritarie!". In realtà i provider hanno solo esercitato il loro diritto a non morire dissanguati e a farsi pagare per un servizio utile e prezioso che ci offrono: l'e-mail.

I grossi nomi di Internet si sono svegliati e hanno capito che offrire gratis oggi col miraggio di far pagare domani NON ha vita lunga. Il nuovo motto è: far pagare tutto, farlo pagare caro e farlo pagare subito.

In questo modo ci troviamo sommersi di offerte ADSL (alcune delle quali con prezzi fantascientifici, specialmente se paragonate alla fibra ottica di altre offerte), tariffe flat, formule a consumo, caselle di posta più capienti, e-mail protette dallo spam e dai virus... Chiunque può realisticamente mettere un prezzo al suo servizio lo sta facendo.

Gli unici che non possono farsi pagare sono i provider di contenuti. Questa è la nuova sfida per Internet: sviluppare una serie di sistemi che permetta ai provider di contenuti, dal sito amatoriale alla stampa istituzionale, di essere economicamente autosufficienti. Sfida che, se non viene vinta, rischia seriamente di impoverire il livello qualitativo dei contenuti che SONO la ragione d'essere del web.

Un tentativo è stato fatto attraverso la pubblicità, ma si è subito capito che Internet non è la televisione e non può usare lo stesso modello di business. La pubblicità diventa, su Internet, un integratore di altri strumenti, non lo strumento principale. Su Internet non si può vivere di sola pubblicità come in televisione.

Alcuni tentativi di far pagare i contenuti ci sono stati. I micro-pagamenti, sono stati uno, ma benché il concetto di fondo sia corretto, il modo di implementarlo è stato finora sbagliato (una variante sul tema micro-pagamenti è PayPal, bel tentativo riuscito ma non esattamente quello che serve). Alcuni giornali, hanno cercato, o stanno cercando, di far pagare per i propri contenuti. Che io sappia gli esperimenti del passato sono falliti (Salon) o non stanno ottenendo il successo sperato.

L'iniziativa che sembra avere più successo è iTunes, il negozio di musica da scaricare a pagamento della Apple. È interessante notare che, nonostante l'enorme successo (stiamo parlando di oltre 70 milioni di canzoni vendute durante il primo anno di attività), i profitti non derivano dalla vendita di musica, ma dalla vendita degli iPod, i supporti hardware evoluzione dei vecchi Walkman, che servono per portarsi in giro la musica.
Ovviamente tutti si stanno buttando in questo mercato, ma nessuno di questi nuovi giocatori produce hardware e sarà interessante vedere cosa faranno.

Tutti gli altri siti si stanno arrangiando come possono. Chi chiede delle donazioni volontarie, chi mette qualche banner sulle sue pagine, chi vende merchandising (magliette, tazze, mouse-pad)... ma il modello di business non è replicabile, cioè non si può costruire un sito basandosi su questo modello di revenue. Queste sono solo soluzioni temporanee finché non si trovano strumenti più solidi che possano garantire l'autosufficienza economica; premesso, ovviamente, che il sito abbia qualcosa da offrire.

Il salto di qualità va fatto e di questo salto ne beneficeremo tutti. Abbiamo sempre pagato per il web: prima con un abbonamento, poi attraverso il costo delle telefonate e adesso molti di noi sono tornati a pagare l'abbonamento grazie alle offerte della banda larga.

Pagare non significa sminuire il valore di Internet, al contrario: paghiamo e accediamo a Internet più velocemente, paghiamo e abbiamo una casella di posta più grande, paghiamo e non riceviamo spam e virus. Atteggiamenti come "Quel sito si è venduto, ha messo un banner!" è stupido e dogmatico quanto "Io non pago su Internet, Internet deve rimanere libero!" Perché libero non equivale a gratuito.

Entrare nell'ottica di premiare il lavoro che ci torna utile non solo è giusto ma incoraggia a lavorare di più e meglio. Prendete l'esempio dello studente/artista di AppleGeeks.com, immaginate se il suo sito si trasformasse in un lavoro part-time. Non solo si impegnerebbe di più, ma potremmo leggere più fumetti dei due settimanali che attualmente ci disegna.
Stando così le cose, invece, rischiamo che un giorno (come è già successo tante volte), questo ragazzo ci dica che ha una famiglia da mantenere e dei figli a cui dedicare il suo tempo: non può più permettersi il lusso di un hobby come questo. Ci perderemmo entrambi: lui e NOI.

Al momento si può fare poco per incoraggiare i siti che apprezziamo, ma dato il volume di pubblicità che ingoiamo in televisione, in radio e per strada possiamo evitare di fare i puristi denigrando la presenza di un banner per poi girarci e cliccare su Kazaa - scusate, KazaaLite ovviamente :)


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5 commenti a "Free Internet? Non più! Anzi, mai stato":
magilvia magilvia il 07 Giugno 04 @ 15:11 pm

Io sono daccordo sul fatto che sia giusto pagare i contenuti di cui fruiamo. Non per questo però dobbiamo smettere di cercare i prezzi più convenienti o di fare notare che un sito che era banner-free ha deciso di aggiungere un banner. Se cominciassimo ad accettare passivamente tutto, cosa impedirebbe a chi ci offre prodotti e servizi di aumentare il prezzo del 1000%? Nessuno si lamenterebbe e internet diverebbe per i pochi che se lo possono permettere, gli altri si arrangino. Quindi è giusto pagare ma è giusto anche tirare sul prezzo.
Non trovo comunque nulla di strano nel fatto che internet sia stata proposta gratis e che ora tanti facciano pagare per i propri servizi. Anzi a dir la verità mi aspettavo che succedesse più in fretta.
Per quello che riguarda la pirateria vorrei far notare che la pirateria c'era prima di internet e ci sarà sempre. E non dimentichiamoci che è anche grazie alla pirateria se abbiamo prezzi così convenienti. Avremmo mai avuto un servizio tanto a buon mercato come iTunes se non fosse mai esistito napster ?

fabrix fabrix il 07 Giugno 04 @ 17:20 pm

sono daccordo con tutti....con magilvia...con webmaster.il netto segnale che percepisco,dopo una discussione come questa,e' il fatto che mi rendo conto sempre piu' di come internet sia l'invenzione piu' straordinaria del secolo scorso.internet e'di tutti,internet E' PER TUTTI,ed e' per questo che ogniuno esprime la sua idea cercando di portare quanta piu' acqua possibile al proprio mulino.
e' naturale che magilvia parli di TIRARE prezzi,come e' naturale,dal canto suo,che web master sia "stizzito" per la gente che vuole tutto e sempre gratis.capisco....capisco che la gestione e creazione di un sito puo' essere resa pubblica e disponiblile sul web in 2 modi:sito amatoriale o sito professionale.
1)quello amatoriale viene fatto dal web master di turno nel tempo libero,e i suoi contenuti,lasciando da parte le dovute eccezioni,sono spesso poco approfonditi e aggiornati.
2)i siti professionali hanno dalla loro spesso e volentieri piu' di una persona(a volte anche tante...e costano sckei),trattano argomenti interessanti,sono costantemente aggiornati e mettono a disposizione dell'utente molti servizi.
naturalmente e' impensabile che un sito dove la gente si sbatte tutto il giorno lavorando affinche'il risultato finale sia piu' che sufficiente,possa essere gratis e senza un banner....anzi e' piu' che legittimo pensare che piu' un servizio e' buono,e di conseguenza quindi raggruppa al suo interno una quantita'maggiore di mezzi e di professionisti,e piu' proporzionalmente crescono le spese di gestione.naturalmente sono daccordo ancora con web master sul fatto che la pubblicita' da sola,a volte,non e' sufficiente a coprire tutte queste spese e mi stupisco come certi siti presenti sul web possano esistere ed essere competitivi con la sola pubblicita' che,diciamola tutta,nessuno di noi guarda.
insomma,come ampiamente da me detto in vari post su discussioni sul tema "legge urbani",mi vien da pensare che la pacchia e' meglio "godersela" ora perche' non credo duri a lungo.
internet non e' gratis....scaricare musica coperta da copyright e' REATO e non si puo' pensare di sparare merda su una legge solo perche'questa ci impedisce di fare liberamente quello che effetivamente non si puo' fare.
mi devo ripetere:siamo abbastanza grandi da capire che finche' si e' potuto e ci siamo riempiti la pancia mi sta' bene,ma quando questo non ci sara' piu'dovremmo,con stile,accettare il verdetto....senza protestare.

pjfry pjfry il 08 Giugno 04 @ 18:42 pm

internet non è gratis, paghiamo bollette e abbonamenti...
la cosa curiosa è che paghiamo per vedere contenuti di solito messi in rete da qualcuno che deve pagare per farlo!
l'utopia sarebbe far arrivare a chi riceve le visite degli utenti paganti parte degli introiti dei provider, ma come si fà?!?

Fab Fab il 28 Luglio 09 @ 16:16 pm

Tante parole inutili!

Elka Elka il 28 Luglio 09 @ 16:17 pm

I provider devono pagare chi implementa la rete!!!

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